le “officine” alla Tipografia sociale di Arezzo 18-19.02.2012


Da appassionate amanti della tipografia e delle avventure tipografiche e non, abbiamo deciso, sfidando le intemperie metereologiche e lavorative, di partecipare al workshop “I fondamenti della tipografia” tenuto da Paolo Lazzarelli, presso la Tipografia Sociale di Arezzo.
Siamo partite decisamente ignare rispetto a quello cui saremmo andate incontro, ma una cosa era certa: eravamo cariche di aspettative e piene di entusiasmo. Sabato mattina arriviamo in tipografia e subito siamo accolte calorosamente da Paolo e la sua cadenza aretina. Ci fa fare un giro tra i due torchi, le casse tipografiche, i poster di Amos Kennedy e ci racconta la storia del posto, mostrandoci i vecchi cliché delle case produttrici cinematografiche, che distribuivano i film in città a partire dal secondo dopoguerra, e dei diversi partiti politici di sinistra che si sono avvicendati nella storia politica nazionale. Si capisce immediatamente che Paolo ha una grande passione per il suo mestiere e questo lo percepiamo attraverso i suoi gesti e le sue parole, affermando che  si emoziona ancora quando vede i ragazzi appassionarsi alla tipografia e che trae energia e spunti da tutte le persone che frequentano i suoi workshop. Animate da questo spirito entusiasta e soprattutto dalla magia del lavoro manuale, guardiamo Paolo che inizia a mostrarci come si compone il foglio macchina che verrà successivamente inchiostrato e poi stampato. Non siamo sole, nostri compagni d’avventura saranno Alessandra ed Emanuele. Paolo ci parla di righe tipografiche, una riga, due righe; é perfettamente a suo agio nell’ambiente, tira fuori strumenti dai cassetti per comporre la gabbia della prima pagina dove andremo a comporre i nostri quattro nomi. Mentre lo guardiamo tutti attoniti, ci chiediamo qual è la sua logica compositiva; una logica fatta di numeri, righe e schematizzazione matematica dello spazio: è impressionante rapportato all’inerzia a cui siamo abituati durante la progettazione davanti ad un computer. Senza troppi giri di parole, la curiosità è tanta e la voglia di fare anche, così Paolo ci mette subito a lavoro. Piano piano prendono forma i nostri nomi, le nostre composizioni e siamo pronti ad inchiostrare. Ci vengono mostrate diverse cose: la procedura standard e come dare tocchi di colore qua e là; poi è la volta del “puntamento” del foglio e ora siamo pronti a maneggiare il torchio.
Si va avanti così, per ore. Fino a quando non ci viene spiegato che dobbiamo comporre delle frasi che serviranno per le pagine del libro che verrà stampato il giorno dopo. All’inizio della mattinata tutto sembrava così difficile e così nuovo, lontano da un modo di fare a cui siamo abituate, poi man mano abbiamo preso sempre più confidenza con gli strumenti e ci siamo ritrovate sporche di inchiostri, impolverate e provate dalla fatica fisica del maneggiare il torchio. Nonostante tutto si percepiva la voglia di fare e fare e fare. Un po’ come essere tornati bambini, riscoprendo la matericità e la manualità che quotidianamente scordiamo davanti ai monitor del pc.
Il primo giorno in tipografia è volato, com’è volato anche il secondo giorno, interamente dedicato alla composizione delle nostre frasi e alla costruzione finale del libro. La domenica siamo arrivati tutti con una padronanza maggiore rispetto al giorno precedente. Abbiamo imparato a muoverci in tipografia con più disinvoltura e alla fine della giornata vedere realizzato interamente a mano uno stampato (un sedicesimo) è stato davvero emozionante. Un’esperienza indimenticabile e da ripetere.

Tirando le somme di questo weekend siamo tornate a casa sicuramente stanche, ma soddisfatte e in pace con la nostra componente “artigianale”. Questo workshop ci ha permesso di conoscere meglio un modo di stampare ormai quasi in disuso e ci ha permesso soprattutto di fare una straordinaria esperienza umana. Conoscere Paolo con la sua innata passione e gli altri compagni d’avventura ci ha dato molto.
Grazie all’Associazione Arti Calligrafiche (Monica e Massimo), a Paolo, ad Alessandra ed Emanuele. Alla prossima tipo-esperienza.

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